Hassan Rouhani (persiano: حسن روحانی, traslitterato anche Ruhani, Rohani, Rowhani; nato Hassan Feridon حسن فریدون il 12 novembre 1948) è un politico iraniano, Mujtahid, avvocato, accademico e diplomatico. È stato Presidente dell'Iran dal 3 agosto 2013 al 5 agosto 2021. È membro dell'Assemblea degli esperti dal 1999, membro del Consiglio di spedizione dal 1991, membro del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dal 1989 e capo del Centro di ricerca strategica dal 1992.

Formazione e primi anni

Rouhani è nato nella provincia del Mazandaran, in una famiglia di commercianti. Ha studiato teologia e diritto islamico nelle sedi religiose di Qom, dove ha conseguito i titoli clericali che gli hanno permesso di diventare un mujtahid, esperto in giurisprudenza islamica. Ha inoltre completato studi universitari in materie giuridiche; ha studiato nel Regno Unito, dove ha conseguito un dottorato in materia di diritto costituzionale. La sua formazione combina dunque il sapere religioso tradizionale e la preparazione giuridica moderna, aspetto che ha influenzato il suo ruolo politico e diplomatico.

Carriera politica e ruolo istituzionale

Negli anni successivi alla rivoluzione islamica del 1979 Rouhani ha ricoperto numerose cariche pubbliche. È stato membro dell'Assemblea consultiva islamica (Majlis) per diversi mandati, ricoprendo anche la carica di vicepresidente del 4° e 5° mandato. Dal 1989 al 2005 è stato segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, incarico che gli ha conferito grande influenza sulle questioni di politica estera e di difesa.

  • Negoziazioni nucleari: come segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale è stato a capo delle delegazioni iraniane nei negoziati sul programma nucleare con i tre Stati membri dell'UE — Regno Unito, Francia e Germania — e successivamente con il gruppo internazionale formato da UE+3/5+1. Fu uno dei principali negoziatori che portarono, nel corso degli anni, ai negoziati che condussero alla firma del JCPOA (Accordo sul nucleare) nel 2015.
  • Consigli e centri di ricerca: è stato e rimane figura rilevante in vari organismi chiave del sistema politico iraniano, tra cui enti consultivi, il Centro di ricerca strategica e il Consiglio di discernimento (menzionato come Consiglio di spedizione nel testo originale).

Presidenza (2013–2021)

Rouhani si è presentato alle elezioni presidenziali del 2013, proponendo un programma di rilancio economico, dialogo con l'Occidente e miglioramento delle libertà civili entro i limiti del sistema politico iraniano. Il 14 giugno 2013 si tennero le elezioni e, con un ampio vantaggio nei conteggi, Rouhani risultò il candidato vincitore il 15 giugno, sconfiggendo Mohammad Bagher Ghalibaf e altri rivali; si è insediato il 3 agosto 2013.

Il suo primo mandato è stato caratterizzato da due linee principali di azione:

  • una forte attenzione alle relazioni internazionali e al negoziato sul nucleare che portò, nel 2015, alla conclusione dell'accordo multilaterale noto come JCPOA. L'accordo comportò un alleggerimento di alcune sanzioni in cambio di limiti al programma nucleare iraniano;
  • tentativi di riforme economiche interne, tra cui misure per attrarre investimenti esteri, riorganizzare i sussidi statali e stabilizzare la valuta, attività però ostacolate da problemi strutturali, corruzione e dalle successive misure di pressione esterna.

La rielezione avvenuta nel 2017 gli ha permesso di proseguire la politica estera di apertura. Tuttavia, la decisione degli Stati Uniti nel 2018 di ritirarsi unilateralmente dal JCPOA e di reintrodurre sanzioni economiche ha gravemente compromesso i benefici attesi dell'accordo, provocando un forte deterioramento della situazione economica iraniana durante il suo secondo mandato. A ciò si sono aggiunti grandi movimenti di protesta interna per motivi economici e sociali (2017–2019 e 2019 in particolare per il rincaro dei carburanti), e critiche alla gestione dei diritti umani e delle libertà civili.

Politiche e controversie

Rouhani è stato spesso definito come un politico pragmatico e riformista moderato, capace di mediazione tra i conservatori religiosi e le correnti riformiste. Durante la sua presidenza ha dovuto però lavorare entro i limiti imposti dalla figura del rahbar (il Leader supremo) e dalle strutture del potere iraniano, che conservano ampi poteri in materia di difesa, giustizia e politica estera.

Le critiche principali alla sua amministrazione riguardano:

  • l'incapacità di realizzare una riforma economica profonda che migliorasse significativamente le condizioni di vita della popolazione;
  • la gestione delle repressioni contro manifestazioni e critiche interne, con accuse di violazioni dei diritti umani rivolte al governo;
  • l'efficacia limitata delle aperture diplomatiche dopo il ritiro statunitense dal JCPOA e la rinnovata pressione economica internazionale.

Fine del mandato e attività recenti

Nel 2021 Rouhani non è più stato rieletto: il presidente successivo, eletto nello stesso anno, ha intrapreso un corso politico diverso. Nonostante l'uscita dalla Presidenza, Rouhani rimane una figura influente nella politica iraniana grazie ai ruoli istituzionali di lunga data e all'appartenenza a organismi come l'Assemblea degli esperti e il Consiglio di spedizione.

Vita privata

Rouhani è sposato e ha figli. La sua immagine pubblica mescola il ruolo di religioso con quello di politico pragmatico e di negoziatore esperto: doti che gli hanno permesso di occupare posizioni centrali nella politica iraniana per decenni.

Questa breve biografia riassume i principali aspetti della carriera di Hassan Rouhani fino al termine del suo mandato presidenziale. Per approfondire specifici eventi (ad es. i negoziati sul nucleare, le politiche economiche adottate o le proteste interne) è possibile consultare fonti dedicate e aggiornate.