John Davis (nato nel 1784 nel Surrey) era un capitano di nave americano di New Haven, Connecticut. Viene spesso citato come uno dei possibili primi uomini ad aver messo piede sull'Antartide continentale: è infatti tra i quattro esploratori che condividono questa affermazione assieme a Fabian Gottlieb von Bellingshausen, Edward Bransfield e Nathaniel Palmer. La sua figura è legata soprattutto alle spedizioni di caccia alle foche nei primi decenni dell'Ottocento.

Il viaggio del 1821 e l'approdo presunto

Il 20 marzo 1820 Davis lasciò New Haven, Connecticut, per un viaggio nell'Oceano Pacifico. Durante la sosta alle Isole Falkland venne a sapere della scoperta delle Isole Shetland meridionali e della presenza di grandi colonie di foche. Con un altro capitano salpò allora verso l'isola di Greenwich, ma arrivò troppo tardi nella stagione rispetto agli altri cacciatori. Decise quindi di proseguire più a sud con la sua imbarcazione, la Cecilia, alla ricerca di nuovi banchi di foche.

Secondo il diario di bordo (la fonte principale per la sua vicenda antartica), trovò molte foche a Low Island e poi proseguì verso sud. Si pensa che si imbatté nella baia di Hughes, sulla penisola antartica. Il diario riporta che vide "un grande corpo di terra" e che mandò una barca a terra per cercare le foche, senza però trovarne. Nel registro annotò inoltre: "Credo che questa terra del sud sia un continente". A corredo di queste osservazioni annotò la latitudine di 64°01'S (sessantaquattro gradi, un minuto, a sud). Davis fece poi ritorno all'isola di Greenwich, dove arrivò il 10 febbraio 1821, e trascorse l'inverno alle Isole Falkland prima di riprendere la caccia alla stagione successiva.

Controversie e valutazioni storiche

La rivendicazione di Davis come primo uomo a sbarcare in Antartide è oggetto di dibattito per diversi motivi:

  • Ambiguità delle fonti: l'unica prova diretta è il diario di bordo della Cecilia, che può essere interpretato in modi diversi: alcuni storici ritengono che l'annotazione descriva solo lo sbarco di una scialuppa per ispezionare la costa, non un vero e proprio "sbarco" con esplorazione estesa.
  • Precisione navigazionale: le misurazioni di latitudine dell'epoca potevano essere imprecise, e non è sempre chiaro se il punto osservato corrisponda esattamente a quella che oggi si considera terraferma antartica.
  • Altri pretendentI: altre spedizioni del 1820–1821 (tra cui quelle di Bellingshausen, Bransfield e Palmer) rivendicano avvistamenti o approdi che concorrerebbero con quello attribuito a Davis; la mancanza di documentazione inequivocabile rende difficile stabilire una priorità accettata universalmente.
Per questi motivi la comunità storica considera la questione ancora aperta: Davis è una figura importante nella storia della caccia alle foche e dell'esplorazione antartica, ma non esiste consenso unanime sul fatto che il suo sbarco – se effettivamente avvenuto come descritto – sia il primo sull'Antartide continentale.

Curiosità e lascito

Lo

stretto di Davis che separa la baia di Baffin dal Labrador fu denominato da William Baffin nel 1616, probabilmente in onore dell'esploratore inglese John Davis del tardo XVI secolo. È importante non confondere i due personaggi: il nome "John Davis" ricorre più volte nella storia delle esplorazioni, e il capitano americano nato nel 1784 è distinto dall'omonimo navigatore inglese che operò nei secoli precedenti.

Di Davis, oltre al diario di bordo relativo al viaggio del 1821, si conosce relativamente poco: la sua attività principale rimase la caccia alle foche e la navigazione commerciale. Il suo possibile approdo a Hughes Bay è oggi citato nelle ricostruzioni storiche come un esempio della complessità delle prime esplorazioni antartiche e delle difficoltà nel determinare "prime assolute" in regioni così remote e scarsamente documentate.