Piena comunione: definizione, significato e ecumenismo tra le Chiese

Piena comunione: definizione, significato ed ecumenismo tra Chiese — guida chiara su differenze, dottrine e percorsi di unità cristiana.

Autore: Leandro Alegsa

La piena comunione è un termine usato nell'ecclesiologia cristiana per descrivere le relazioni tra due distinte comunità cristiane o Chiese che riconoscono l'una all'altra la stessa comunione e le stesse dottrine essenziali. Questo non significa che non ci siano differenze tra loro.

Il significato della piena comunione è diverso, da un lato, nella teologia cristiana cattolica e ortodossa orientale e, dall'altro, nella teologia di altri cristiani occidentali.

Cosa si intende con "piena comunione"

In termini generali, la piena comunione implica che due Chiese o comunità cristiane:

  • riconoscono reciprocamente i fondamentali della fede cristiana (ad esempio il Credo);
  • si riconoscono a vicenda i sacramenti essenziali, in particolare il battesimo e, spesso, l'Eucaristia;
  • riconoscono la validità dei ministeri ordinati dell'altra comunità o hanno accordi specifici su come integrare o condividere il ministero;
  • intendono collaborare nella missione, nella preghiera e nell'amministrazione dei sacramenti pur mantenendo strutture proprie e specificità liturgiche e disciplinari.

Esempi concreti

  • Chiese cattoliche orientali e la Chiesa cattolica latina: le Chiese cattoliche di rito orientale sono separate liturgicamente e disciplinarmente ma sono in piena comunione con la Sede di Roma.
  • Porvoo Communion: accordo tra alcune chiese anglicane e luterane del Nord Europa e delle Isole Britanniche che sancisce la piena comunione, con riconoscimento reciproco dei ministeri e della celebrazione dell'Eucaristia.
  • Accordi Anglo–Old Catholic (Bonn, 1931): la Comunione anglicana e le Chiese vetero-cattoliche dell'Unione di Utrecht hanno stabilito relazioni di piena comunione.

Differenze rispetto ad altre forme di relazione

È importante distinguere la piena comunione da altre forme di rapporto ecumenico:

  • Comunione parziale o riconoscimento reciproco limitato: alcune Chiese riconoscono il battesimo o condividono alcuni sacramenti ma non hanno piena unità nella comprensione del ministero o dell'autorità.
  • Comunicazione e collaborazione pastorale: impegni comuni nella carità o nella preghiera ecumenica non implicano necessariamente piena comunione sacramentale.
  • Spiritual communion (comunione spirituale): sentimenti di unità spirituale senza corresponsione sacramentale o giuridica.

Implicazioni pastorali e canoniche

La piena comunione produce conseguenze concrete nella vita dei fedeli e delle istituzioni ecclesiali:

  • condivisione dell'Eucaristia e dei sacramenti secondo gli accordi vigenti tra le Chiese;
  • riconoscimento delle ordinarie capacità liturgiche e pastorali dei ministri dall'altra Chiesa, con possibili procedure per l'incardinazione o l'inserimento di ministri;
  • rapporto giuridico e amministrativo che può richiedere norme particolari (matrimoni, registri sacramentali, accesso a uffici pastorali ecc.).

Prassi specifiche variano: ad esempio, la Chiesa cattolica generalmente limita la comunione sacramentale a chi è in piena comunione con essa, prevedendo tuttavia eccezioni in casi particolari (situazioni di necessità, condivisione della fede nell'Eucaristia e condizioni di disposizione personale), sempre nel rispetto delle norme canoniche e delle decisioni delle autorità competenti.

Ostacoli alla piena comunione e vie di dialogo

Le ragioni che ancora separano molte comunità cristiane sono sia teologiche sia storiche e culturali. Tra i nodi più frequenti:

  • divergenze sull'autorità e il ruolo del primato (ad esempio il primato del vescovo di Roma nella Chiesa cattolica);
  • diverse comprensioni dei sacramenti e dell'ordine sacro (validità delle ordinazioni, apostolicità);
  • elementi dottrinali come il filioque, questioni morali o disciplinari contemporanee;
  • carenze di fiducia storica dovute a divisioni, scismi e ferite reciproche.

Per affrontare queste differenze esistono strumenti ecumenici consolidati: commissioni teologiche bilaterali, dialoghi internazionali, accordi locali, iniziative di preghiera e servizio comune, e organismi come il Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e il Consiglio Ecumenico delle Chiese che promuovono il confronto e il cammino verso la piena comunione.

Perché la piena comunione è importante

Oltre al valore dottrinale e sacramentale, la ricerca della piena comunione è motivata da ragioni pastorali e missionarie:

  • è segno visibile della fedeltà al desiderio di unità del corpo di Cristo;
  • rafforza la testimonianza cristiana nel mondo attraverso azioni comuni;
  • consente una migliore cooperazione in ambiti sociali, caritativi e culturali.

In sintesi, la piena comunione non significa omogeneità totale: le Chiese in comunione possono mantenere ritmi liturgici, discipline e tradizioni proprie, ma condividono fedeltà reciproca ai fondamenti della fede cristiana, una comune celebrazione dei sacramenti e il riconoscimento essenziale del ministero. Il cammino verso la piena comunione è spesso graduale, fatto di dialogo teologico, riconciliazione storica e prassi pastorali concordate.

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Domande e risposte

D: Che cos'è la piena comunione?


R: La piena comunione è un concetto dell'ecclesiologia cristiana che descrive la relazione tra due comunità cristiane o Chiese separate che riconoscono di condividere la stessa comunione e le dottrine essenziali.

D: La piena comunione implica che non ci siano differenze tra le due comunità cristiane?


R: No, non è così. La piena comunione tra due comunità cristiane o Chiese riconosce che ci possono ancora essere differenze o distinzioni tra loro.

D: Il significato di piena comunione è lo stesso nelle diverse confessioni cristiane?


R: No, il significato di piena comunione è diverso a seconda della specifica denominazione cristiana. Varia tra la teologia cristiana cattolica e ortodossa orientale e la teologia degli altri cristiani occidentali.

D: Qual è la differenza nel significato di piena comunione tra la teologia cristiana cattolica e quella ortodossa orientale?


R: Nella teologia cristiana cattolica e ortodossa orientale, la piena comunione comprende il riconoscimento dell'autorità del Papa e l'accettazione di specifici sacramenti e dottrine.

D: In che modo la definizione di piena comunione differisce tra le altre confessioni cristiane occidentali?


R: Per altre denominazioni cristiane occidentali, la piena comunione può riferirsi all'accettazione di alcuni sacramenti o pratiche di fede condivise, ma senza necessariamente riconoscere l'autorità del Papa.

D: La piena comunione richiede un accordo completo su tutte le questioni teologiche?


R: No, la piena comunione richiede solo che le due comunità cristiane o Chiese riconoscano la loro comunione condivisa e le dottrine essenziali. Non richiede un accordo completo su tutte le questioni teologiche.

D: Le comunità cristiane o le Chiese che non sono in piena comunione possono comunque avere una relazione positiva?


R: Sì, le comunità cristiane o le Chiese che non sono in piena comunione possono ancora avere una relazione positiva, ma la piena comunione implica un maggiore livello di riconoscimento e di unità tra loro.


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