Il gabbro è un ampio gruppo di rocce ignee scure, a grana grossa, che rappresentano l'equivalente intrusivo del basalto. Si tratta di rocce plutoniche, formatesi quando il magma fuso rimane intrappolato sotto la superficie terrestre e si raffredda lentamente fino a dare una massa cristallina. Il raffreddamento lento permette la crescita di cristalli di dimensioni notevoli (spesso >1 mm), che conferiscono al gabbro la caratteristica grana grossa.
Composizione e mineralogia
Il gabbro è una roccia di tipo mafico: contiene abbondante plagioclasio (tipicamente labradorite), piroxeni (soprattutto augite) e, in molti casi, olivina. Sono comuni anche ossidi di ferro e titanio (magnetite, ilmenite). La percentuale di SiO2 è relativamente bassa rispetto alle rocce felsiche (in genere intorno al 45–53%), mentre il contenuto di Fe, Mg e Ca è elevato. In base alla prevalenza di alcuni minerali si riconoscono vari tipi di gabbro, ad esempio:
- norite (ricco di ortopirosseno),
- troctolite (ricco di olivina e plagioclasio),
- gabbro «classico» (plagioclasio + clinopirosseno).
Formazione e contesto geologico
Il gabbro è molto diffuso nella crosta oceanica, dove si forma per raffreddamento e cristallizzazione del magmatismo del basalto nelle dorsali medio-oceaniche. In queste situazioni, lo spessore tipico della crosta oceanica vede, dall'alto verso il basso, il basalto (colate e pillow lavas), poi i gabbri plutonici e infine il mantello terrestre. Lunghe cinture di intrusioni di gabbro si associano anche a zone di proto-rift o a margini di rift antichi, dove grandi camere magmatiche si sono raffreddate lentamente in profondità.
In camere magmatiche più grandi il gabbro può mostrare strutture cumulate e stratificazioni dovute alla cristallizzazione frazionata: questi grandi corpi stratificati (es. intrusioni come la Skaergaard o il Bushveld) sono importanti anche per l'accumulo di minerali economici (Ni, Cu, PGE, cromite).
Aspetto fisico e riconoscimento
Il gabbro è generalmente di colore scuro (verde scuro, nero o bruno), massa compatta e pesante, con densità relativamente elevata (circa 2,7–3,3 g/cm³). A occhio nudo si vedono i cristalli distinti di plagioclasio e piroxene; al contrario il basalto è a grana fine perché si raffredda rapidamente in superficie. Altri criteri di distinzione includono l'assenza di vescicole (tipiche di lave gassose) e la tessitura massiva senza strutture vetrose.
Metamorfismo e trasformazioni
Soggiacendo a condizioni metamorfiche, il gabbro può trasformarsi in rocce dell'anfibolite-facies (anfiboliti) con crescita di anfibolo a spese dei piroxeni, oppure evolvere verso gneiss di composizione mafica in metamorfismo più intenso.
Usi ed esempi
Per le sue proprietà meccaniche, il gabbro viene utilizzato come pietra da costruzione, per lastre ornamentali, come pietrisco e per massicciate stradali. Le grandi intrusioni di gabbro sono inoltre bersagli per l'estrazione di metalli (Ni, Cu, platinoidi, cromite) nelle località minerarie più importanti.
Esempi notevoli di gabbro si trovano nelle croste oceaniche studiate tramite formazioni ofiolitiche (es. Complesso ofiolitico del Troodos a Cipro, dell'Oman) e in grandi intrusioni continentali come la Skaergaard (Groenlandia) o il complesso del Bushveld (Sudafrica).
In sintesi, il gabbro è una componente fondamentale della crosta oceanica e delle grandi camere magmatiche profonde: roccia mafica, a grana grossa, ricca di plagioclasio e piroxeni, con notevole importanza sia scientifica sia economica.



