La battaglia di Waterloo fu combattuta il 18 giugno 1815 tra l'esercito francese di Napoleone e una coalizione guidata dall'esercito britannico (comandato dal duca di Wellington) e dall'esercito prussiano (sotto il generale Gebhard Leberecht von Blücher). Si svolse nei pressi del villaggio di Waterloo, nell'attuale Belgio, e rappresentò la sconfitta decisiva di Napoleone durante le ultime fasi delle guerre napoleoniche.

Contesto

Napoleone era stato proclamato imperatore di Francia nel 1804 e aveva costruito un vasto impero che si estendeva dalla Spagna fino ai confini con la Russia. Dopo la sconfitta nella battaglia di Lipsia e le pressioni delle potenze europee, fu costretto all'esilio sull'isola d'Elba nel 1814. Nel febbraio 1815 ritornò in Francia e, con il periodo noto come i «Cento Giorni», riprese il potere e ricostituì un esercito per affrontare le forze della Settima Coalizione.

Forze in campo

  • Francesi: guidati da Napoleone, con circa 70.000 uomini disponibili sul campo (tra fanteria, cavalleria e artiglieria), supportati dai marescialli Michel Ney e Emmanuel de Grouchy.
  • Alleati: il comando tattico era condiviso. Il Duca di Wellington guidava circa 68.000 truppe anglo-alleate (britannici, olandesi, belgi e tedeschi), mentre i prussiani di Blücher, inizialmente separati, disponevano di circa 50.000 uomini che riuscirono a unirsi durante la giornata.

Svolgimento della battaglia

Napoleone tentò di dividere e sconfiggere separatamente gli eserciti alleati in Belgio. Il piano prevedeva di battere prima i britannici e poi ricongiungersi contro i prussiani. La battaglia cominciò la mattina del 18 giugno con attacchi francesi contro punti chiave difesi dagli anglo-alleati, come le fattorie di Hougoumont e La Haye Sainte, utilizzate da Wellington come punti d'appoggio sulla cresta di Mont-Saint-Jean.

Gli attacchi su Hougoumont, pur non risolutivi, assorbirono risorse francesi e ritardarono l'attacco principale. Nel corso della giornata il maresciallo Ney, interpretando erroneamente alcuni movimenti come un ritiro nemico, ordinò grandi cariche di cavalleria contro le linee alleate senza adeguato supporto d'artiglieria o fanteria: le cariche, pur spettacolari, furono respinte e provocarono perdite pesanti.

Un altro elemento decisivo fu il mancato coordinamento francese: il maresciallo Grouchy, incaricato di tenere a bada i prussiani, non riuscì a impedire la marcia di Blücher verso Waterloo. Nel tardo pomeriggio i prussiani arrivarono sul fianco destro francese e attaccarono con vigore, mentre Wellington lanciava un contrattacco generale. La pressione combinata delle forze alleate costrinse le truppe francesi al collasso; nel corso della serata le linee si ruppero e l'esercito francese si ritirò in disordine.

Perdite e conseguenze

  • Perdite stimate: le cifre variano, ma indicativamente i francesi subirono tra 25.000 e 30.000 tra morti, feriti e prigionieri; le forze alleate complessivamente tra 17.000 e 22.000 perdite.
  • Politiche: la sconfitta segnò la fine dei guerre napoleoniche. Napoleone abdicò per la seconda volta pochi giorni dopo e, dopo un breve tentativo di fuggire, si arrese e fu esiliato a Sant'Elena, dove morì nel 1821.
  • Storiche: Waterloo consolidò la vittoria delle monarchie restaurate e la riorganizzazione dell'Europa voluta dal Congresso di Vienna. La battaglia ha assunto un valore simbolico come esempio di sconfitta definitiva di un dominante militare e viene spesso citata per indicare un verdetto inappellabile.

Luoghi e memoria

Il campo di battaglia, con i siti di Hougoumont, La Haye Sainte e la collina di Mont-Saint-Jean (vicino al luogo noto come La Belle Alliance), è oggi un luogo di memoria con musei, monumenti e ricostruzioni. La vittoria alleata ebbe profonde ripercussioni militari e politiche: ridefinì gli equilibri in Europa e contribuì all'instaurarsi di un lungo periodo di relativa pace tra le grandi potenze fino alla metà del XIX secolo.