Il feldmaresciallo Arthur Wellesley, 1° Duca di Wellington, KG, GCB, GCH, PC, FRS (1° maggio 1769–14 settembre 1852) era un soldato e statista. Fu una delle principali figure militari e politiche della Gran Bretagna del XIX secolo. La sua sconfitta di Napoleone nella battaglia di Waterloo nel 1815 lo pose al primo posto tra gli eroi militari britannici. Nel 2002 è stato il numero 15 nel sondaggio della BBC tra i 100 Grandi Britannici.
Wellesley è nato a Dublino in una ricca famiglia aristocratica protestante anglo-irlandese. Iniziò la sua carriera militare giovane e ambiziosa: è riportato come iniziato come guardiamarina nell'esercito britannico, espressione che in molte fonti è fuorviante (il termine "guardiamarina" è propriamente navale); in realtà entrò nell'esercito come giovane ufficiale e compì la sua formazione agli ambienti militari dell'epoca. Si mise in luce in India, dove servì con distinzione durante le guerre contro i principati maratha e ottenne vittorie decisive che lo resero celebre anche fuori dal Regno Unito. Tornato in Europa, la sua abilità strategica e organizzativa si manifestò in modo pieno durante le guerre napoleoniche, soprattutto nella guerra peninsulare, dove riformò e addestrò l'esercito anglo‑portoghese fino a raggiungere il grado di feldmaresciallo. Divenne duca quando Napoleone fu esiliato all'Elba, ricevendo onori e vaste responsabilità civili e militari.
Durante la sua carriera indiana fu apprezzato per la logistica e per l'impiego flessibile delle truppe; una delle sue battaglie più note di quel periodo fu la Battaglia di Assaye (1803), spesso citata come dimostrazione della sua capacità tattica e del coraggio personale. In Europa, la lunga campagna peninsulare (1808–1814) si caratterizzò per una serie di battaglie e manovre — tra cui Vimeiro, Talavera, Bussaco, Salamanca e Vitoria — che indebolirono il dominio francese nella Penisola Iberica e contribuirono in modo fondamentale alla caduta dell'impero napoleonico.
Wellington è spesso paragonato al 1° Duca di Marlborough. Avevano molte cose in comune, tra cui l'essere in politica dopo una carriera militare di grande successo: entrambi combinarono capacità strategiche sul campo con una forte presenza nel governo e nella vita pubblica, lasciando un'eredità duratura sia nelle pratiche militari sia nell'amministrazione statale.
Wellington è stato due volte Primo Ministro Tory del Regno Unito. (Il suo mandato principale andò dal 1828 al 1830; ricoprì l'incarico anche brevemente nel 1834.) È stato una delle figure di spicco della Camera dei Lord fino al suo pensionamento nel 1846 e rimase Comandante in capo dell'esercito britannico fino alla sua morte. In politica si mostrò generalmente conservatore e diffidente verso riforme radicali, ma fu anche pragmatico: ad esempio, come primo ministro contribuì all'approvazione del Catholic Relief Act del 1829 (l'emancipazione cattolica), decisione che dimostrò la sua capacità di anteporre la stabilità dello Stato agli schieramenti ideologici del partito. Criticato da alcuni compagni di governo, mantenne però una notevole autorità morale e politica nell'arco di molti anni.
Come uomo e come comandante, Wellington era noto per la disciplina, la cura dei dettagli e la freddezza nelle decisioni: tratti che gli valsero il soprannome di "Iron Duke" (Duca di Ferro), riferito alla sua fermezza e alla sua inflessibile determinazione. La sua dimora londinese, Apsley House, divenne famosa e oggi conserva ancora ricordi della sua vita pubblica e privata.
Morì il 14 settembre 1852 all'età di 83 anni e ricevette grandi onori funebri: fu sepolto nella Cattedrale di St Paul a Londra, dove rimane una tomba e un monumento commemorativo. La sua eredità comprende non solo la reputazione di grande comandante sul campo, ma anche contributi alla professionalizzazione dell'esercito britannico, all'amministrazione pubblica e alla vita politica del suo tempo.
Oggi Wellington è ricordato con statue, monumenti e luoghi a lui intitolati nel Regno Unito e all'estero; la sua figura continua a essere studiata non solo per le battaglie vinte, ma anche per lo stile di comando e per il ruolo che ebbe nel passaggio dall'Europa rivoluzionaria e napoleonica a un ordine continentale più stabile nel XIX secolo.
.svg.png)