Lunghezza delle vocali (quantità vocalica): definizione, esempi e lingue

Scopri la quantità vocalica: definizione, esempi (giapponese, latino, arabo), trascrizione IPA e impatto sul significato delle parole in diverse lingue.

Autore: Leandro Alegsa

La lunghezza delle vocali (detta anche quantità vocalica) è la caratteristica fonetica e fonologica per cui la durata con cui una vocale viene pronunciata può distinguere parole diverse in una lingua. In altre parole, cambiando soltanto il tempo di emissione della vocale si può ottenere un cambiamento di significato. Questa proprietà è presente in molte lingue, ad esempio il giapponese, l'arabo, l'hawaiano, il latino classico e il thailandese, mentre in altre lingue la durata vocalica è poco rilevante o non contrastiva.

Un esempio chiaro viene dal giapponese: le parole chizu e chīzu differiscono solo per la durata della vocale i. Nella prima la vocale è breve, nella seconda è lunga; questa differenza produce due lemmi distinti: chizu significa "mappa" mentre chīzu significa "formaggio". La distinzione è percepibile solo nella durata della vocale, non nel suo timbro.

Nella trascrizione fonetica con l'IPA la vocale lunga viene indicata con il simbolo della durata (ː) oppure, informalmente, con i due punti (:). Così, chizu è trascritto /t͡ɕizɯ/ mentre chīzu è /t͡ɕiːzɯ/ (talvolta scritto /t͡ɕi:zɯ/).

Variazioni storiche ed esempi in altre lingue

Mentre l'inglese antico aveva un sistema fonologico con allungamento delle vocali (le vocali lunghe erano fonemicamente distinte da quelle corte), la maggior parte dei dialetti dell'inglese moderno non mantiene più quelle stesse lunghezze come carattere distintivo. Per esempio, parole che nell'inglese antico avevano vocali lunghe e corte strettamente contrastive hanno subito mutamenti: la parola che indicava "buono" era pronunciata con una vocale lunga (trascritta come gōd /goːd/), mentre altre parole avevano vocali corte; con il passare del tempo e con il Grande Spostamento delle vocali le qualità vocaliche cambiarono significativamente, e l'ortografia storica (che spesso conserva doppie vocali o una E finale) può ancora suggerire le radici fonetiche antiche più che l'attuale pronuncia. L'ortografia dell'inglese medio ad esempio usava combinazioni di vocali o una "e" finale per indicare lunghezza, ma la corrispondenza odierna tra grafia e durata non è sempre diretta.

Nel latino classico sia la lunghezza delle vocali sia l'allungamento delle consonanti erano fonemicamente rilevanti. Le vocali lunghe venivano talvolta indicate con un macron (una linea orizzontale sopra la vocale) nella trascrizione moderna o nell'uso didattico. Perciò parole che si distinguevano solo per la durata della vocale avevano significati differenti. Con il passare dei secoli, nelle moderne lingue romanze — che sono le lingue figlie del latino — la distinzione di quantità vocalica è andata generalmente perduta; ad esempio l'italiano non usa la lunghezza delle vocali per distinguere parole, ma distingue la lunghezza delle consonanti (geminazione): per esempio /anno/ "anno" vs /ano/ "ano" sono distinti dalla doppia consonante. L'italiano presenta inoltre un prolungamento delle vocali in sillabe toniche che terminano per vocale in alcuni contesti prosodici, ma questa durata non è sufficiente a creare coppie minime di significato come avveniva nel latino.

Tipi di quantità vocalica e notazione ortografica

  • Quantità fonemica (contrastiva): la durata è parte del sistema fonologico della lingua e può cambiare il significato (es. giapponese, finlandese, ungherese, arabo, thai).
  • Quantità allofonica: la durata è determinata da processi fonetici o dalla posizione nella sillaba (es. vocale in sillaba aperta vs chiusa) ma non distingue parole.
  • Sistema a mora: in lingue come il giapponese la quantità è spesso conteggiata in "more" (unità temporali) più che in sillabe; una vocale lunga occupa normalmente due more.

Le convenzioni ortografiche per segnare vocali lunghe variano:

  • nei testi moderni il macron (ā, ē, ī, ō, ū) è usato per il latino e per alcune traslitterazioni;
  • in giapponese la grafia in romanizzazione usa spesso la linea sopra la vocale (ō) o una vocale doppia (ou/oo) a seconda del sistema;
  • in finnico e ungherese la vocale lunga è rappresentata da una lettera doppia o da un accento (es. tuli vs tuuli in finlandese, o a vs á in ungherese);
  • in arabo le vocali lunghe sono segnate da lettere specifiche (alif, wāw, yāʼ) nella scrittura araba;
  • in IPA si usa il simbolo della durata (ː) o il due punti (:).

Perché la lunghezza vocale è importante

La lunghezza delle vocali influisce su diversi aspetti della lingua:

  • può essere un marcatore lessicale (distinzione tra parole);
  • condiziona la metrica poetica e la scansione prosodica (es. versi in latino o giapponese basati sulle more);
  • interagisce con l'accentazione: in molte lingue la posizione dell'accento può dipendere dalla lunghezza della sillaba;
  • nei processi storici fonologici la lunghezza può essersi sviluppata o ridotta per ridistribuire l'energia fonetica o per motivi morfologici.

Altri esempi e osservazioni pratiche

Oltre al giapponese e al latino, lingue con contrasti di durata includono il finlandese, il norvegese (in alcune varianti), l'hindi, l'arabo, il thai e il maori. In lingue come l'inglese contemporaneo la durata delle vocali è spesso correlata al grado di apertura e alla qualità timbrica della vocale più che a una quantità puramente fonemica, a seguito di importanti mutamenti storici (Grande Spostamento delle vocali). Per gli studenti di una lingua straniera è utile prestare attenzione alla quantità quando la lingua target la utilizza in modo contrastivo, perché una sola vocale pronunciata troppo lunga o troppo corta può cambiare il significato percepito.

In sintesi, la lunghezza delle vocali è un aspetto fonetico e fonologico che, a seconda della lingua, può essere fondamentale per la distinzione lessicale, per la struttura prosodica o avere un ruolo secondario tale da non influire sul significato delle parole.

Domande e risposte

D: Che cos'è la lunghezza delle vocali?


R: La lunghezza delle vocali è una caratteristica delle lingue in cui la lunghezza di una vocale in una parola può creare una parola completamente diversa.

D: Quali lingue hanno questa caratteristica?


R: Questa caratteristica è presente in molte lingue come il giapponese, l'arabo, l'hawaiano, il latino classico e il tailandese.

D: Può fare un esempio di questa caratteristica?


R: Un esempio è rappresentato dalle parole giapponesi chizu e chīzu. L'unica differenza tra queste due parole è che la vocale "I" in chīzu è pronunciata più a lungo rispetto a chizu. Chizu significa "mappa", mentre chīzu significa "formaggio".

D: Come si indicano le vocali lunghe quando si utilizza l'IPA?


R: Quando si utilizza l'IPA, i due punti (:) vengono utilizzati per indicare che la vocale che li precede è una vocale lunga. Ad esempio, chizu nell'IPA si scrive come /t͡ɕizɯ/, ma chīzu si scrive come /t͡ɕi:zɯ/.

D: L'inglese ha delle caratteristiche legate all'allungamento delle vocali?


R: L'inglese antico aveva alcune caratteristiche legate all'allungamento delle vocali, ma la maggior parte dei dialetti moderni dell'inglese non utilizza più questa caratteristica. Nell'inglese antico, le ortografie utilizzate per scrivere le vocali lunghe includevano l'ortografia con due vocali insieme, come book o break, e l'inserimento di una "E" muta alla fine della parola, come hate. Tutte queste modifiche sono state apportate fino a quando non si è verificato il Grande Spostamento delle Vocali, che ha cambiato drasticamente il suono delle vocali rispetto a prima.

D: Come faceva il latino classico a distinguere le parole in base alla loro lunghezza? R: Nel latino classico, per distinguere le parole in base alla loro lunghezza, si usavano i macron, che sono linee orizzontali diritte sopra le vocali lunghe. Ad esempio, Ānus (/ˈaː.nus/), annus (/ˈan.nus/) e anus (/ˈa.nus/) sono tre parole diverse, ognuna delle quali ha un significato diverso, pur avendo una pronuncia simile, grazie alle diverse lunghezze delle vocali indicate dai macron sopra di esse. Ānus significa "natiche", annus significa anno e anus significa donna anziana, rispettivamente.

D: Alcune lingue romanze conservano ancora caratteristiche distintive basate sulla lunghezza delle vocali? R: No, nessuna delle lingue romanze, che sono figlie del latino, può distinguere le parole in base alla lunghezza delle vocali, anche se l'italiano ha un allungamento delle consonanti. Anche l'italiano ha una forma di allungamento delle vocali, ma non può fare differenze tra due parole come può fare il latino.


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