Un libretto è il testo (le parole) che viene messo in musica per realizzare un'opera. Il termine può indicare anche il testo di un oratorio, di una cantata, di una messa o di un musical. Chi scrive il libretto si chiama librettista. La parola "libretto" (plurale: "libretti") è di origine italiana e letteralmente significa "piccolo libro". Spesso il libretto viene pubblicato in forma di opuscolo distribuito al pubblico durante le rappresentazioni, con indicazioni su ruolo, testo integrale e talvolta traduzioni.

Storia e tipi di libretto

Il libretto come forma testuale si è sviluppato parallelamente alla storia dell'opera e della musica vocale. Esistono diverse tipologie:

  • Libretto d'opera: costruito per essere cantato (recitativi, arie, duetti, cori).
  • Libretto per oratorio o cantata: spesso su temi religiosi o drammatici, con parti corali importanti.
  • Libretto di musical: composto da testi delle canzoni (lyrics) e dal "libro" che contiene il dialogo parlato e le indicazioni di scena.
  • Libretto per operetta: tende a privilegiare la leggerezza e il tono comico o satirico.

Nel corso dei secoli il rapporto fra parole e musica è cambiato: dal barocco, con libretti spesso basati su miti e storie eroiche, si è passati al Settecento e all'Ottocento, dove librettisti celebri hanno lavorato intensamente con compositori di prim'ordine.

Alcuni librettisti e collaborazioni storiche

Nel XVIII secolo Metastasio fu un librettista molto famoso: molti dei suoi testi furono musicati più volte da diversi compositori. Un altro librettista del XVIII secolo fu Lorenzo da Ponte, che scrisse i libretti per tre delle più grandi opere di Mozart, oltre che per molti altri compositori. Nel XIX secolo Eugène Scribe scrisse un gran numero di libretti che furono musicati da compositori come Meyerbeer, Auber, Bellini, Donizetti, Rossini e Verdi. Due scrittori francesi di nome Henri Meilhac e Ludovic Halévy scrissero molti libretti di opere e operette per i compositori Jacques Offenbach, Jules Massenet e Georges Bizet. Arrigo Boito, che scrisse libretti, tra gli altri, per Giuseppe Verdi e Amilcare Ponchielli, compose due opere proprie. Hugo von Hoffmansthal scrisse libretti per Richard Strauss.

Wagner e Tippett sono due compositori che hanno scritto i loro libretti, controllando così in modo integrale l'unità drammatica e musicale delle opere. Anche altri compositori, in varie epoche, hanno scelto di scrivere personalmente le parole o di modificare in modo esteso il testo fornito dal librettista.

Il ruolo del librettista e il processo creativo

Il librettista ha funzioni che vanno oltre la semplice "scrittura di parole": deve curare la struttura drammaturgica, la scansione ritmica e la suonabilità delle frasi, pensare alle esigenze vocali e sceniche e collaborare strettamente con il compositore. Le fasi tipiche del lavoro sono:

  • Ideazione e adattamento: scelta del soggetto, adattamento da fonti letterarie o libere invenzioni.
  • Sceneggiatura e divisione in scene/atti: costruzione dell'arco drammatico e dei personaggi.
  • Scrittura del testo musicale: versi, ritornelli, cori, recitativi e indicazioni su tempi e atmosfere.
  • Revisione con il compositore: modifiche per adattare il testo alle esigenze musicali e vocali.

Di solito un libretto viene scritto prima della musica, perché fornisce la struttura drammatica e ritmica su cui il compositore lavora. Tuttavia a volte i compositori improvvisano o compongono frammenti musicali prima di definire il testo: compositori come Mikhail Glinka, Alexander Serov, Rimsky-Korsakov, Puccini e Mascagni hanno talvolta proceduto in questo modo, cercando poi parole adatte alle linee melodiche già esistenti.

Libretto e musical: differenze pratiche

I musical solitamente distinguono nettamente il ruolo del paroliere (chi scrive i testi delle canzoni) e quello dello scrittore del "libro" (chi cura i dialoghi parlati e la struttura drammatica). I componenti possono essere tre figure diverse: compositore, paroliere e autore del libro. Un esempio noto è il musical Fiddler on the Roof, che ha un compositore (Jerry Bock), un paroliere (Sheldon Harnick) e lo scrittore del "libro" (Joseph Stein).

Caratteristiche testuali e stilistiche

Un buon libretto deve rispettare alcune qualità pratiche e stilistiche:

  • Economia del linguaggio: le frasi devono essere cantabili e comprensibili anche quando accompagnate dalla musica.
  • Chiarezza drammatica: i conflitti, le intenzioni e i cambiamenti interiori devono risultare evidenti.
  • Adattabilità vocale: scelte lessicali e metrico-ritmiche devono favorire l'emissione vocale e la resa musicale.
  • Coerenza stilistica: tono, registro e struttura devono essere omogenei rispetto al genere (serio, buffo, verista, contemporaneo).

Traduzioni, adattamenti e collaborazioni internazionali

I libretti vengono spesso tradotti, ridotti o adattati per produzioni in lingue diverse; questo lavoro richiede sensibilità verso la prosodia e la prossemica musicale, perché le traduzioni letterali possono risultare inadeguate. Nel Novecento e oggi il lavoro del librettista può coinvolgere traduttori, adattatori, registi e musicisti in una collaborazione multidisciplinare.

Esempi e note conclusive

Alcuni librettisti e coppie autore/compositore hanno lasciato tracce durature nella storia musicale — dai libretti settecenteschi di Metastasio e Lorenzo da Ponte, alle collaborazioni ottocentesche citate prima, fino alle moderne produzioni di musical e opere contemporanee. Il ruolo del librettista resta fondamentale: senza un testo efficace e drammaticamente solido la musica stessa fatica a raggiungere il suo pieno impatto espressivo.