La crisi dei missili cubani fu un periodo di intensi scontri tra l'Unione Sovietica, gli Stati Uniti e Cuba durante la guerra fredda. In Russia, è conosciuta come la Crisi dei Caraibi (in russo: Карибский кризис, Karibskiy krizis). Cuba la chiama la crisi di ottobre. Era un conflitto per procura intorno a Cuba, uno dei momenti in cui la guerra fredda si avvicinò di più a una guerra nucleare.

Contesto

Nel 1959 a Cuba si verificò un colpo di stato che portò al potere il movimento guidato da Fidel Castro (la Rivoluzione cubana). Il nuovo governo nazionalizzò molte imprese, comprese proprietà di interessi americani, e si avvicinò politicamente ed economicamente all'URSS. Gli Stati Uniti reagirono con misure economiche e politiche: tra queste l'embargo statunitense contro Cuba, avviato ufficialmente il 7 febbraio 1962.

Per Washington, la presenza di un governo comunista solidale con Mosca a pochi chilometri dalle coste statunitensi rappresentava un rischio strategico: Cuba è abbastanza vicina da permettere ai missili di raggiungere molte città americane in tempi brevissimi. Dall'altra parte, Mosca vedeva nella presenza militare e politica a Cuba un modo per riequilibrare la minaccia delle basi e dei missili statunitensi in Turchia e in Italia e per difendere un alleato regionale.

Scoperta e svolgimento della crisi

Tutto ebbe inizio con fotografie di ricognizione statunitensi scattate da un aereo U-2 il 14 ottobre 1962, che rivelarono la costruzione di siti per missili balistici sovietici a Cuba. Questi missili — tra cui i medium-range R-12 (NATO: SS-4) e R-14 (NATO: SS-5) — avrebbero potuto trasportare testate nucleari fino al territorio continentale statunitense.

  • 14 ottobre 1962: primi voli di ricognizione U-2 mostrano i siti missilistici.
  • 22 ottobre 1962: il presidente John F. Kennedy si rivolge alla nazione e annuncia una «quarantine» navale per impedire l'arrivo di ulteriori armi offensive a Cuba; il termine «quarantena» fu scelto per evitare la implicita dichiarazione di guerra che avrebbe comportato la parola «blocco».
  • 24–27 ottobre 1962: la marina americana interdice il passaggio a diverse navi sovietiche; alcuni convogli si ritirarono, mentre altri accelerarono verso Cuba prima di fermarsi o tornare indietro.
  • 27 ottobre 1962 (nota come «Black Saturday»): si verificano diversi incidenti pericolosi, tra cui l'abbattimento del pilota statunitense Major Rudolf Anderson Jr. da un missile terra-aria cubano; inoltre, una serie di confronti aerei e marittimi portarono la crisi ai livelli più alti di tensione.
  • 28 ottobre 1962: il premier sovietico Nikita Chruščëv accetta un accordo per rimuovere i missili da Cuba in cambio dell'impegno pubblico degli Stati Uniti a non invadere l'isola e, in un accordo segreto, della rimozione delle basi missilistiche statunitensi di tipo Jupiter in Turchia (e in parte in Italia) in tempi successivi.

Durante i giorni della crisi venne costituito il Comitato esecutivo (ExComm) alla Casa Bianca per valutare opzioni militari e diplomatiche; la gestione della crisi combinò pressioni pubbliche e negoziati segreti condotti anche attraverso l'ambasciatore sovietico a Washington Anatoly Dobrynin e tramite canali di back-channel tra Robert Kennedy e Dobrynin.

Momenti che portarono vicino al conflitto nucleare

Oltre all'abbattimento dell'U-2 e alla morte del pilota Anderson, un episodio notevole fu quello del sottomarino sovietico B-59, sottoposto a profondi attacchi di segnalazione da parte di navi statunitensi che non sapevano fosse armato con un siluro nucleare. Il comandante del sottomarino propose il lancio, ma il suo ufficiale politico e, soprattutto, il capitano di seconda Vasili Arkhipov si opposero al lancio, prevenendo ciò che avrebbe potuto sfociare in una escalation nucleare.

Risoluzione e conseguenze

L'accordo raggiunto prevedeva:

  • il ritiro dei missili balistici sovietici già schierati a Cuba e la smilitarizzazione dei siti;
  • l'impegno pubblico degli Stati Uniti a non invadere l'isola;
  • la rimozione in segreto (più tardi) dei missili Jupiter statunitensi dalla Turchia (operazione avvenuta nei mesi successivi, senza annuncio pubblico immediato).

La crisi ebbe conseguenze politiche e strategiche durature: portò alla creazione, nel 1963, della linea diretta telefonica Moscow–Washington (il cosiddetto «hotline») per evitare ritardi nei contatti tra i leader in situazioni di crisi; accelerò negoziati di controllo degli armamenti che sfociarono nel Partial Test Ban Treaty dell'agosto 1963; e contribuì a una maggiore cautela da entrambe le parti nell'affrontare crisi successive.

Impatto storico

La crisi dei missili cubani resta uno dei momenti-chiave della guerra fredda: dimostrò quanto il mondo fosse vulnerabile a un'escalation nucleare derivante da errori di calcolo, incomprensioni o incidenti locali. L'episodio è studiato come esempio di gestione della crisi internazionale, di diplomazia segreta e di come la combinazione di deterrenza, pressione pubblica e negoziazione privata possa prevenire conflitti catastrofici.

Insieme al precedente blocco di Berlino, la crisi è vista come uno degli scontri più importanti della guerra fredda e rimane, nella memoria collettiva, il momento in cui la tensione tra superpotenze si avvicinò di più a un conflitto nucleare globale.

Nell'ottobre 1962, le navi americane bloccarono l'ingresso a Cuba delle navi sovietiche che trasportavano missili. I sovietici e i cubani si accordarono per portare via i missili se l'America avesse promesso di non attaccare Cuba. Durante la crisi missilistica cubana, l'amministrazione Kennedy accettò segretamente di rimuovere i missili Jupiter dalla Turchia in cambio del ritiro di tutte le armi nucleari russe da Cuba.